Il ruolo dell’immagine

È d’obbligo nella stesura di questo blog qualche riflessione sul rapporto tra testo e illustrazione erotica. Innanzitutto il ruolo dell’immagine è di fondamentale importanza per il testo erotico sia per gli ammiratori che per i dispregiatori: i secondi la giudicano come l’elemento più scandaloso e disgustoso di un’opera di per sé già deprecabile, i primi la esaltano, considerandola un’attrazione indispensabile.

L’immagine erotica era apprezzata a tal punto che poteva circolare tranquillamente senza testo o didascalie; una pratica che sottolinea il carattere iterativo e fortemente codificato del romanzo erotico. In altre parole, sembra che per appartenere al genere erotico certe situazioni ed episodi siano fondamentali, se non necessari, provocando di conseguenza la stereotipia dei personaggi, concepiti piuttosto come funzioni interscambiabili, senza tratti specifici che li distinguano come individui. L’illustrazione quindi, quando è banale e meccanica, può illustrare più opere e situazioni rispecchiando un anonimato già presente nel testo. Come per certi testi erotici, anche l’immagine non si giudica per l’originalità o per la qualità ma per la sua funzione. Si noti bene dunque che la mancanza d’originalità non è un difetto, bensì una caratteristica propria del funzionamento dell’iconografia erotica.

Altra situazione è invece quella in cui l’illustrazione accompagna il testo, ne mostra un episodio come accade in Thérèse philosophe. All’inizio del volume notiamo infatti una Tavola (riportata in basso) che elenca le sedici stampe che illustrano l’edizione, e le accompagna da brevi riassunti dell’episodio cui la stampa fa riferimento. Vediamo qui ad esempio la seconda illustrazione (la prima è il frontespizio), la cui corrispondente didascalia recita: “Thérèse gioca all’età di nove anni in un granaio con ragazzi e ragazze della sua età: effetti di un temperamento prematuro (pag. 8)”.

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Una tavola all’inizio di Thérèse philosophe riporta le illustrazioni e ne fa una breve descrizione, a conferma dello stretto legame tra testo e immagini nel romanzo

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Questi modelli dimostrano come l’illustrazione erotica ha qui lo stesso funzionamento di un’illustrazione classica. Eppure, anche l’incisione come le descrizioni in Thérèse non ci consentono di distinguere tra loro i personaggi, che mancano dunque di ogni individualizzazione. I corpi sono spesso rappresentati nudi, anonimi e funzionalizzati, anche se realistici, nel senso che gli organi genitali vengono esplicitati e non miticizzati. Tuttavia l’atto sessuale in sé non viene quasi mai rappresentato direttamente, poiché di solito l’illustrazione rappresenta il momento che precede l’accoppiamento, ed è qui che si palesa l’equivalenza grafica del proibito: nella necessità di cogliere i corpi tramite una messa in distanza, con una perfetta adeguazione dell’immagine al testo.

Ma quale allora la sua specificità? Chiaramente l’incisione sollecita lo sguardo dello spettatore ma in maniera deviata. L’immagine è inquadrata per installare lo spettatore al di fuori dell’immagine. Infatti non c’è mai un personaggio che rivolga lo sguardo al di fuori dello spazio dell’immagine, ma sempre rimane concentrato sugli altri corpi: lo scambio rimane interno, e l’incisione si conferma nella sua chiusura, che esclude lo spettatore. Ecco dunque che l’incisione rappresenta un dispositivo di messa in valore dei corpi offerti a un duplice sguardo: quello visibile dell’altro nell’incisione e quello nascosto dell’altro che sfoglia il libro. Lo sguardo del voyeur, realtà palpabile e incerta, nel dispositivo dell’illustrazione è simbolicamente rappresentata da un testimone estraneo… in altre parole, l’illustrazione segue il testo alla lettera. L’effetto di focalizzazione eccessiva fa si che lo spazio visuale venga colmato dai sessi: ed ecco una traduzione visiva dello smembramento, la parcellizzazione evocata nell’analisi narrativa. Tutto porta a rilevare un’unità profonda, dove non è l’uno a prevalere sull’altro, ma il testo fa da servo all’immagine, e viceversa l’immagine serve il testo.

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