Generi e autori del proibito

Nell’articolo precedente sottolineavamo come, pur tenendo conto qualche differenza regionale, i paragoni tra le liste delle vendite migliori della STN, le ordinazioni dei librai occasionali e le migliori vendite dei librai regolari lascino emergere frequentemente gli stessi titoli: les Anecdotes sur Mme la comtesse Du Barry [edizione originale qui]L’An 2440, il Journal historique… par M. de Maupeou [edizione originale qui], L’Observateur anglois… [edizione originale qui]. Questo blocco dimostra che esiste a scala nazionale un corpus di letteratura clandestina. Questi sondaggi possono essere ulteriormente confermati dallo studio dei libri confiscati alla dogana di Parigi dal 1771 al 1789: Histoire philosophique (45 sequestri); Oeuvres di Voltaire [edizione originale qui](41); Questions sur l’Encyclopédie [edizione originale qui](41); La Pucelle d’Orléans [per il testo in lingua clicca qui](17); l’Émile [per un articolo in lingua clicca qui](12) e Thérèse philosophe [edizione originale qui](12). Notiamo subito che tra le quindici opere in testa alla lista delle confische ci sono sei opere che troviamo anche tra le vendite migliori della STN.

Una seconda indagine di riscontro può essere fatta tra i documenti sui sequestri nelle librerie effettuati dalla polizia. Pur trattandosi di una documentazione più vasta ed eterogenea, tra gli archivi di Parigi infatti abbiamo numerosi dossiers di perquisizioni e interrogatori redatti dagli ispettori. Possiamo infine riprendere anche i sei cataloghi di livres philosophiques, sconosciuti fino ad oggi e che danno informazioni importanti sui fondi di altre case editrici e librerie grossiste simili alla STN, e paragonarli con tutte le altre indagini di cui abbiamo parlato. Nonostante l’ineguaglianza delle basi statistiche, ci sono delle opere che compaiono di frequente: Histoire de Dom B*** [edizione originale qui], L’an 2440, Le Christianisme dévoilé [edizione originale qui]. Aggiungiamo i titoli dei libri confiscati alle dogane: Recherches philosophiques sur les Américains [edizione originale qui], Vie privée de Luis XV [edizione originale qui], Thérèse philosophe, Le Compère Mathieu [edizione originale qui].

Ci sono per lo meno una trentina di titoli che ricorrono facilmente e che compongono il nucleo del corpus della letteratura illegale. Se le statistiche che emergono da queste ricerche confermano che gli archivi di Neuchâtel non rappresentano tutti i libri che circolavano nella Francia pre-rivoluzionaria, tuttavia permettono di scoprire che il commercio della STN si spiega al centro della libreria clandestina dell’Ancien Régime, esprimendone il carattere fondamentale. Certi autori, come Voltaire e Mercier dominano il mercato inondandolo frequentemente di scritti, altri come Rayal hanno avuto fortuna con una sola opera. Il fenomeno più evidente resta comunque quello di Voltaire: dei 457 titoli registrati negli archivi della STN, 68 provengono dalla sua penna. Queste opere, presenti anche nelle dogane di Parigi e tra le confische della polizia, devono aver inondato la Francia. Più sorprendente è l’importanza attribuita all’opera dal materialismo freddo e astratto del barone d’Holbach (nella foto in basso), ma è possibile che un certo pubblico sia stato attratto dal suo ateismo franco, militante e di facile accesso. Anche Rousseau (nella foto in basso), legato a d’Holbach e Elvetius per la religiosità profonda seppur poco ortodossa, risulta tra i dieci autori più domandati. Sfuggono alle statistiche soltanto La Nouvelle Héloïse, che però non era proibita, e l’Èmile, poiché era già diffusa nel 1770. Tuttavia, fatta esclusione dei celeberrimi autori di cui abbiamo appena parlato, la gran parte dei libri proibiti, quella più diffusa nella Francia pre-rivoluzionaria, consisteva in cronache scandalose e libelli politici scritti da autori i cui nomi sono scomparsi oggi dalla storia letteraria. Quali sono invece i generi del libro proibito? Chiaramente, ogni classificazione e scelta di categorie conserva un che di arbitrario e rischia di deformare le cose, tuttavia possiamo tentare di stabilire delle pertinenze che rispecchino a sufficienza la realtà.

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 Il Barone d’Holbach, dallo stile freddo e materialista, è uno degli autori del proibito più venduti
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Rousseau è tra i dieci autori più domandati, sebbene molte sue opere non fossero censurate

Ad esempio, riusciamo a trovare da qualche parte la filosofia propriamente detta? Dappertutto ma in nessuna parte in gran quantità. I trattati infatti, presenti in ogni genere, non sono che una minima parte della produzione disponibile, ad eccezione dei trattati sulla religione, invece numerosissimi e soprattutto di ambiente holbachiano o, nel caso di opere polemiche, voltairiano. Notiamo infatti che spesso la relazione tra opere anticlericali e pornografiche è stretta: se considerassimo le opere strettamente pornografiche (12.9%) assieme a quelle sia irreligiose che oscene (8%), vedremmo che le opere pornografiche sono un 20.9% sul totale dei libri proibiti. La categoria filosofica si rivela infine come categoria critica ad ombrello che comprende sia la opere teoriche che di protesta sociale, passando dalle satire facete di Voltaire fino ad opere più solide come l’Histoire philosophique e L’an 2440, tutte accomunate da uno spirito ribelle e sovversivo, ma nessuna facilmente categorizzabile. In generale a questo stadio la riflessione teorica è ancora disgregata e disomogenea, ma si riscontra già un carattere sedizioso all’interno delle opere politiche di Holbach, Mably e Rousseau. Ciò che si vende davvero nella Francia pre-rivoluzionaria non è il Contratto Sociale, ma una serie di opere ribelli e di carattere violento che comprendono cronache scandalose, satire, libelli contro i ministri e pamphlet. Il genere del pamphlet dà vita a una serie di opere anonime che saranno molto richieste in cui, giocando sul voyeurismo del pubblico, l’autore si occupa di svelare misteri e di levare le tende sulla vita scandalosa di Versailles. In questo genere di testi non c’è spazio per l’alta politica, ma solo per duchesse libidinose, prelati pederasti e ministri imbroglioni che popolano un mondo mitologico che va dalle corti ai bordelli di Parigi. Fino ad arrivare all’ultimo grande genere politico, le opere scandalose, lunghi racconti giornalistici che trattano ciò che viene censurato dai giornali ufficiali.

Al cuore del corpus del libro proibito dunque vediamo una letteratura eterodossa per natura e difficile da classificare, ma che gira intorno a certi temi chiave. Si declina in più generi e coniuga forme diverse, mescolando pamphlet e giornale alla sostanza del libro. Contesta tutte le ortodossie: religiosa, politica, filosofica, si prende gioco dei valori sacri, copre di ridicolo i gran personaggi, infanga la monarchia. Può questo materiale magmatico qualificarsi come rivoluzionario? Né nel 1770 né nel 1787 si poteva ancora concepire la rivoluzione del 1789. Ancora oggi ignoriamo come l’uomo del tempo interpretasse i libri filosofici, o in quale misura corrispondessero alla sua visione del mondo. Non c’è una linea dritta dalla lettura sediziosa alla sedizione. La formazione di uno spirito rivoluzionario è oltre la diffusione di una stampa, ma il libro ha sicuramente avuto una parte nella fermentazione di quello spirito.

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