Storia di una delle Thérèse. Enfer 403

Thérèse philosophe [sfoglia l’edizione illustrata di cui stiamo parlando qui] non è solo un condensato estremamente rappresentativo del romanzo filosofico tipico del secolo dei lumi, ma anche una delle sue produzioni più misteriose e paradossali. Il suo autore infatti rimane ad oggi ancora di difficile identificazione per evidenti ragioni: mostrare il proprio nome significava essere condannato a colpo sicuro. Il testo è notevole non solo per qualità, ma anche per una spessa rete intertestuale, costituita dalle letture di Thérèse, che comprende i Ragionamenti dell’Aretino [testo qui], scabrosi dialoghi tra prostitute, passa per l’anticlericalismo di Histoire de Dom Bougre, portier des Chartreux, [sfoglia l’edizione edita nel 1920 qui] e non tralascia nemmeno i romanzi d’educazione del XVII secolo: Vénus dans le cloître [testo in lingua originale qui], la Religieuse en chemise, e  L’Académie des dames, capolavoro e truffa dell’erotismo francese pubblicata in latino da Nicolas Chorier. Vedremo meglio in seguito che in questo testo è fondamentale anche la presenza di immagini, poiché fin dalle prime edizioni fu pensato per essere accompagnato da una serie di incisioni. Queste caratteristiche hanno portato ad ipotizzare come autori alcuni dei nomi più facoltosi del tempo come Diderot e d’Argens, tuttavia, tale intrigo bibliografico rimane ancora oggi impenetrabile. Proprio per questo e per la sua natura scandalosa, il romanzo è oggetto di una bibliofilia intensa fin dalla sua comparsa, e dà luogo a una quantità impressionante di edizioni senza data che potrebbero tutte rivendicare lo statuto di prima edizione. Non solo, tutte le edizioni di Thérèse sono di buona qualità, il che rende difficile identificare i falsi. Anche la presenza delle incisioni (molto più costose della stampa in sé) non è indicativa di originalità del testo, in quanto spesso venivano aggiunte a posteriori per rendere l’edizione più appetibile dal mercato o dagli appassionati. 

Sappiamo ad esempio che almeno due edizioni risalgono al 1748, una di Liège, priva di illustrazioni, e una parigina in due volumi illustrata di almeno undici tavole. Il volume conservato alla BnF come Enfer 403, potrebbe corrispondere a quella di Liège, e dunque candidarsi come originale, mentre Enfer 402 sarebbe la seconda. È solo grazie alle confessioni nella Bastiglia che la storia di una di queste edizioni non ci è completamente sconosciuta.

Francois-Xavier d’Arles de Montigny era stato esiliato nel 1744 da Parigi. L’anno seguente tuttavia lo troviamo nel ruolo di commissario di guerra nell’esercito francese e spia nel principato di Liège, dove sorveglia e denuncia gli agenti austriaci sequestrati e scomparsi. È allora che ha l’idea di far fornire l’esercito di opere filosofiche: forma culturale del riposo del guerriero. Egli finanzia a un libraio del luogo, Jacques de Lorme de la Tour, 3000 o 4000 libri, tra cui una riedizione di Portier de Chartreux e un inedito, Thérèse philosophe, di cui Montigny possederebbe il manoscritto originale dell’autore. Allora l’imprevisto: nell’ottobre 1748 viene firmata la pace con l’Austria e l’esercito francese lascia i Paesi Bassi del Sud. Montigny e de Lorme vedono la loro clientela scomparire. Tuttavia de Lorme ha una scappatoia: aveva infatti precedentemente predisposto un circuito sotterraneo che fosse in grado di fargli introdurre in Francia i volumi clandestini o contraffatti. Così, i libri che non era riuscito a vendere all’esercito a Liège sarebbero stati comunque venduti a Parigi. Questa soluzione tuttavia non soddisfa a sufficienza Montigny, che prevedeva di ricavarne un maggior profitto. Riprende allora alcuni vecchi contatti di Parigi e cerca di stampare un manoscritto dal titolo di Thérèse philosophe. Uno di questi contatti, tale Mme La Marche, venditrice ambulante, incaricata da Montigny di trovare clientela per i suoi libri filosofici, si rivela però essere spia della polizia, e manda una lettera di denuncia a un magistrato.

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Frontespizio di Thérèse philosophe, edizione con illustrazioni ordinata da Montigny

All’inizio di dicembre 1748 la stampa è terminata assieme alle incisioni, che erano state commissionate nel frattempo, Montigny, in stato di arresto, è costretto ad abbassare i prezzi. Già nel febbraio 1749  Thérèse veniva ristampata a Parigi con nuove illustrazioni. Per quanto riguarda invece il mistero dell’autore, pare che la polizia non fosse lontana dalla soluzione. Infatti, il 4 febbraio 1749 Montigny, tre giorni dopo l’arresto, propone alla polizia di metterli sulla pista dell’autore, ma non riceve mai alcuna risposta. Le ragioni di questo silenzio possono essere varie: sebbene Montigny avesse collaborato in passato con la polizia, è possibile che non si fidasse abbastanza di lui, oppure che fosse scoraggiante la conoscenza indiretta dell’autore, oppure semplicemente questo è l’ennesimo caso in cui la polizia di questo secolo illuminato dimostra di volersi occupare più dei delinquenti che degli autori.

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