Nel XVIII secolo i libri illegali sono libri filosofici

Siamo alla fine dell’Ancien Régime e chiedersi quali siano i libri illegali è una domanda non da poco, dal momento che questo è uno di quei problemi all’origine ideologica e intellettuale della Rivoluzione francese. Certo, la lettura di un libro illegale non è di per sé né l’assicurazione di una presa di coscienza, né tantomeno l’incitamento ad una presa delle armi, tuttavia, ogni libro illegale corrode l’ideologia monarchica fin dai suoi fondamenti: il re, la chiesa, i buoni costumi. Le sue armi sono quelle sottili e poco canoniche della derisione, la ragione critica e storica, la pornografia e il materialismo edonista. Un utilizzo sistematico e sfrenato di queste contro-religioni porta alla ricostruzione delle gerarchie, il rifiuto della norma e la fondazione di nuove opinioni attraverso lo stendardo dei suoi contro-valori. Purtroppo però, di tutta la letteratura clandestina che circolava nella Francia del XVIII secolo conosciamo soltanto una minima parte, che ha resistito all’oblio facendosi assorbire all’interno del canone dei classici proibiti.

Una delle cose più interessanti da notare nei cataloghi dei libri proibiti è che vengono identificati tramite la dicitura ‘Livres Philosophiques’. Se ne dovrebbe dunque dedurre che tutti i libri illegali, o quantomeno la maggior parte, sono libri di filosofia? In realtà per gli uomini dell’Ancien Régime la filosofia non è il Dictionnaire Philosophique di Voltaire [per leggerlo in italiano clicca qui], l’Èmile di Rousseau o l’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert [lezione su Oilproject], invece l’aggettivo filosofico designava l’intero settore cruciale dell’illecito e del tabù.

Voltaire_-_Philospohical_dictionary
Nelle centinaia di voci che compongono il Dictionnaire Philosophique, Voltaire espone la maggior parte delle sue idee, e rappresenta il dibattito culturale dell’Illuminismo

Tale terminologia è determinante poiché in questo caso il campo del proibito viene delimitato da quello semantico. In altre parole, quell’utilizzo linguistico di ‘filosofia’ corrisponde ad una categoria concettuale che serve a distinguere i libri davvero pericolosi da quelli che invece potevano circolare senza troppi rischi.  Una parola che quindi serviva moltissimo nella comunicazione e nelle corrispondenze commerciali tra fornitori e librai, in modo che potessero intendersi immediatamente sulla tipologia di libri richiesta. ‘Articolo filosofico’ è dunque un autentico gergo del mestiere, una menzione convenzionale che significava tutto ciò che è proibito e contro cui si scontravano gli ispettori nel corso delle irruzioni in libreria. Naturalmente esistono altri termini: “drogues”, “misères”, “ouvrages critiques”, “nouveautés piquantes”, ma quella di filosofico domina sulle altre, e che spesso si fa fatica a definire bene, in quanto corrisponde ad una categoria elastica che distingue al suo interno ulteriori suddivisioni.

Se non erano di filosofia, che libri erano dunque i libri proibiti? Non è facile a capirsi. La dicitura che si ritrova spesso negli editti sulle librerie illegali è: «Sont prohibés tous livres qui blessent la religion, l’État, et les moeurs». Qual è però il punto di rottura in cui un libro offende uno di questi tre campi? Teniamo presente che l’Indice della Chiesa cattolica non ha alcun diritto per la legge francese e nessuno a Versailles o alla polizia di Parigi dispone di un catalogo o una lista definitiva di libri proibiti. Certamente ci sono delle liste provvisorie, ma niente che indichi con chiarezza quali sono tra il 1770 e il 1780 quei libri che possono essere bruciati o mandati al macero della Bastiglia.

Torneremo sull’argomento più tardi, per il momento accontentiamoci di denunciare le fonti che hanno reso possibile questa indagine sui libri filosofici. Infatti, a causa della censura, della polizia e del monopolio della Communauté dei librai e stampatori, Parigi è il centro dell’editoria legale, e dunque quasi tutti i libri innovatori in letteratura e filosofia dovevano essere stampati fuori dalla legge e fuori città, più precisamente a Neuchâtel. Ciononostante, la domanda di idee nuove si fa sentire: da Amsterdam ad Avignone fiorisce una letteratura libera di svilupparsi soltanto secondo le leggi del mercato, incurante di quelle della monarchica, che tenta di soddisfare l’enorme domanda che viene da Parigi. Tuttavia è solo grazie agli archivi della STN (Societé tipographique de Neuchâtel) rimasti quasi del tutto integri, che molte notizie riguardanti i libri clandestini sono arrivate fino a noi.

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