I libri dell’Enfer e l’esposizione del 2007-2008

Ma passando dall’Enfer, luogo mitico creato non per desiderio di un’istituzione ma per volontà della sola biblioteca, al suo contenuto, quali erano quei libri e quelle immagini colpiti da ostracismo e che oggi formano la più vasta collezione di testi antichi esistente?

La clandestinità in cui vengono pubblicate e la segregazione rispetto ai volumi autorizzati rendono queste opere oggetti di curiosità, prima soggette alla censura e poi tesoro per bibliofili, svelate interamente al pubblico solo nel corso di un’esibizione tenuta alla BnF da dicembre 2007 a marzo 2008 [clicca qui per vedere un video della mostra]. Le sue bibliografie specializzate e imprescindibili sono: Guillaume Apollinaire, Ferdinand Fleuret et Louis Perceau, L’Enfer de la Bibliothèque Nationale, Paris, 1911 e Pascal Pia, Les livres de l’Enfer, du XVI siècle à nos jours, Paris, 1978.

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In occasione della mostra del 2007-2008 la BnF si decora di una X simboleggiante la censura

La mostra tratta di quel genere di letteratura di cui non si parla e che non si insegna, che trova spazio nei luoghi chiusi, nei conventi e nei boudoirs, una letteratura che va dall’Aretino ai romanzi libertini del XVIII secolo, in cui il nome diventa pseudonimo e date e indirizzi vengono falsati. In particolare, noi ci occuperemo proprio del XVIII secolo, in cui erano incessanti le condanne della polizia e delle autorità religiose, e severe le misure della polizia contro i colpevoli sorpresi a vendere i libri contrari ai buoni costumi, fatti che inoltre testimoniano il successo grandioso che ebbe la grivoiserie, la storiella piccante nel corso del secolo dei Lumi. Tra queste, oltre a Thérèse philosophe, sono numerosi i romanzi della mostra che condividono uno spirito gioioso e scandaloso: Félicia ou mes fredaines (1775), Le Diable au corps di Nerciat e le Memoirs of Fanny Hill (1748) di John Cleland.

L’esposizione ha inoltre cura di proiettare, oltre alle incisioni di piccolo formato ritraenti le posture erotiche che spesso accompagnano i volumi, anche una numerosa serie di stampe che circolavano dall’inizio del XVI secolo come il Recueil de postures érotiques. Si distanzia invece da questo genere di opere, dedicate al godimento, la Religieuse di Diderot [clicca qui per leggere il libro in lingua originale], che si occupa di descrivere i costumi all’interno dei conventi per denuncia, non per divertimento. L’eroina di Diderot è come la Justine di Sade, vittima di comportamenti che non comprende. Se il libro non è mai stato messo all’Enfer, il film di Jacques Rivette fu oggetto di una censura completa tra marzo 1966 e luglio 1967 [il film in lingua originale, con i sottotitoli in spagnolo]. Ancora, sono presenti una serie di pamphlet pornografici dove ad essere presi di mira sono personaggi pubblici simboli della corruzione dell’Ancien Régime, in particolar modo Maria-Antonietta. Va infatti sottolineato che rispetto ad altre biblioteche, la Bibliothèque nationale de France non ha mai segregato nell’Enfer delle opere per motivi politici o religiosi, ciò che li faceva accedere alla sezione proibita erano esclusivamente i toni osceni con cui veniva trattata la polemica. Tuttavia è con Sade che si arriva all’autentica sovversione. I suoi tre romanzi, pubblicati anonimamente, Justine ou les Malheurs de la vertuLa Philosophie dans le boudoir et La Nouvelle Justine, affrontano la voluttà come un’estensione della crudeltà, e il desiderio dei personaggi diventa criminale, creando una forte opposizione tra vittime e carnefici.

Per quanto riguarda i testi del XIX secolo, caratterizzato dalle tenaglie severe della censura, si tratta per lo più di riedizioni di classici pubblicati nel XVII e XVIII secolo che rispondono a un numero crescente di lettori desiderosi di approfondire il genere. Ma soprattutto questa è l’età d’oro dell’immagine, sotto forma di litografie e fotografie, dove spesso la curiosità verso il sesso si mischia al gusto per l’esotismo. La mostra qui in particolare segue le truffe operate da un libraio parigino, Gustave Lehec, il quale tentò di vendere il suo fondo di opere erotiche facendolo passare per una collezione di libri e stampe appartenenti a un principe russo. Una manovra volta alla diffusione di alcuni volumi stampati da editori clandestini come Auguste Poulet-Malassis, che stampò i Fleurs du mal (1857), Gay et Doucé, associazione tra Jean Jules Gay et Henriette Doucé, editori di Ernest Feydeau, Souvenirs d’une cocodette écrits par elle-même, e Henry Kistemaeckers, editore di Femmes di Verlaine. Ancora inerente alla sezione della mostra riguardante le immagini, uno spazio notevole è dedicato all’opera di un pittore e incisore belga, Félicien Rops, e a un libraio parigino Isidore Liseux, che riuscì a pubblicare, sebbene a piccola tiratura e per i suoi amici la gran parte dei dizionari erotici e di alcuni classici come Il Kâma Sûtra.

L’ultima parte della mostra è invece dedicata alle grandi figure che hanno segnato la letteratura del XX secolo, tra cui vediamo Apollinaire, autore anonimo di testi erotici ed editore. È il momento in cui questo tipo di letteratura passa dalla clandestinità alla pubblicazione in pieno giorno: intorno agli anni ‘20 si moltiplicano le edizioni di Sade, già oggetto di lavori di ricerca in Germania, più o meno contemporaneamente l’editore René Bonnel e lo studioso Pascal Pia pubblicheranno dei testi di giovani autori come Aragon e Bataille. Amante del falso, Pia pubblicherà anche Le Verger des amours di cui era autore facendolo attribuire ad Apollinaire. Pauvert invece, pubblicherà clandestinamente L’Anglais décrit dans le château fermé (1953) e, sotto proprio nome, Histoire d’O (1954) di Pauline Réage. Continuando sulla scia dei falsi anche Robert Van Gulik, gran conoscitore dell’erotismo cinese, pubblicherà delle incisioni di cui era autore spacciandole per una scoperta del periodo Ming, Erotic colour print of the Ming period.

Con Georges Bataille e i suoi illustratori, Masson, Bellmer e Fautrier, l’erotismo passa infine la trasgressione di tutti i tabù. Per una sorta di rovesciamento, il sesso di per sé diventa l’occhio che guarda, quello che vede o confonde il lettore. Si conclude così la mostra, con Histoire de l’œil, scritto sotto pseudonimo quando era bibliotecario al Cabinet de médailles della Biliothèque nationale.

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