L’Enfer della BnF. Un luogo dalla storia complessa

Cos’è l’Enfer?
L’iscrizione ENFER- sulla costa del libro (letteralmente “Inferno”) veniva utilizzata in passato per indicare figurativamente la parte riservata della biblioteca dove venivano conservate le opere la cui lettura veniva considerata pericolosa . In sostanza, una riserva di libri non aperta al pubblico [se sei a Parigi, e vuoi accedere alla sala dei libri rari, guarda le condizioni].
In particolare l’
Enfer della Bibliothèque Nationale di Parigi è tra i più vasti e ricchi che esistano, eppure facciamo fatica a reperire informazioni che lo riguardano. L’unica fonte da cui possiamo ricavare notizie certe sono gli inventari, i cataloghi e talvolta gli stessi volumi che vi sono contenuti, nel caso in cui conservino le tracce della loro mise en Enfer.

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La BnF oggi, luogo di conservazione dei volumi dell’Enfer, la salle Ovale

A metà del XVIII secolo, pressappoco contemporaneamente alla comparsa di Thérèse philosophe, la parola Enfer non faceva ancora parte del vocabolario utilizzato per denominare reparti della biblioteca. Inizialmente nel Catalogue des livres imprimés de la Bibliothèque du Roy l’insieme dei romanzi licenziosi veniva semplicemente separato dagli altri all’interno della macro-sezione delle ‘Belles-Lettres’. Soltanto in seguito con il Supplementum Novum di questo catalogo, a fianco di alcune opere licenziose, cominceranno a comparire le diciture ‘cab’ o ‘cabinet’, forse ad indicare che quei volumi venivano conservati in un mobile a parte. Infine, nel 1844 nel Carnet des inventaires des fonds anciens il termine Enfer viene inserito relativamente alla ‘Riserva dei libri rari’, e così troviamo per la prima volta una prova tangibile della sua esistenza.
Nel corso del Secondo Impero si ristabilisce il controllo della stampa e si rinforza la sorveglianza delle dogane: l’
Enfer si arricchisce ulteriormente grazie al bottino ricavato dai sequestri, di cui il più importante, nel 1866, porterà all’acquisizione di più di 160 opere. Un altro passo determinante sarà quello del 1876, quando viene raccolta l’intera collezione della biblioteca e si decide di aprire una sezione apposita per i libri dell’Enfer, che ai tempi contava 620 opere, inoltre, per la prima volta un bibliotecario viene incaricato di redigere un catalogo su schede.

Non si pensi tuttavia che l’Enfer comprendesse soltanto volumi. In realtà la sua storia riguarda allo stesso modo il dipartimento di stampe e di fotografie. È a partire dal 1750 che si costituiscono queste raccolte, una misura giustificata dalla frequentazione del cabinet da parte di un pubblico variegato e sempre più numeroso.
Il XIX secolo poi vede l’intera collezione arricchirsi notevolmente, sia grazie a dei doni considerevoli, sia grazie ad una produzione in piena espansione, al punto che nel 1870 si apre una sezione particolare: ‘Enfer-Soggetti liberi’. A questa massa d’immagini si aggiungeranno, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, altre fotografie frutto di sequestri giudiziari e un fondo importante di stampe e libri erotici giapponesi [guarda le gallerie di Katsukawa Sunsho e Utagawa Kunisada].

All’inizio del XX secolo il fondo dell’Enfer di libri stampati comincia ad avere una certa notorietà, e Apollinaire, Fleuret et Perceau ne fanno il primo catalogo stampato, nel 1911 a Mercure de France. Questa impresa viene portata a termine dai suoi redattori con una certa discrezione, e all’insaputa dell’istituzione; invece l’ultimo catalogo, redatto da Pascal Pia, fu stampato nel 1978 con il consenso della biblioteca. Ad ogni modo le redazioni di inventari conducono a ritirare dall’Enfer dei pezzi di incisori per reintegrarli alle loro opere complete, così la parte riservata alle Stampe, a differenza di quella della Riserva dei libri rari, non si arricchisce che di mediocri pubblicazioni, album, fascicoli dal carattere talvolta pedofilo.

L’Enfer viene chiuso nel 1969, complice una società più bendisposta ad accettare la pornografia e la quantità di nuove edizioni dei testi.
Tuttavia nel 1983, l’interesse a costituire un fondo coerente che individui le opere erotiche porta a una sua riapertura. Negli anni più recenti entrano a far parte della collezione alcune opere antiche la cui clandestinità le aveva fatte sfuggire alla conservazione, e anche alcuni volumi recenti, notevoli per la qualità del testo e delle illustrazioni, che confermano il carattere bibliofilo dell’
Enfer contemporaneo.

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